L’uomo con la bombetta e la ventiquattr’ore camminava con passo spedito, elegante nel suo vestito nero, lungo un marciapiede affollato da individui tutti uguali, anch’essi elegantissimi nei loro completi neri. Sul viso, un’espressione impassibile-statuaria-uguale a mille altre, non lasciava trapelare la minima emozione. Ma lo sguardo, quello sapientemente e convenzionalmente nascosto dietro lenti nere anch’esse, avrebbe potuto rivelare che gli occhi dell’uomo, anziché puntare al suolo-al grigio-all’asfalto, erano rivolti al cielo azzurro-lontanissimo-imbrigliato tra le antenne dei grattacieli e i cartelloni pubblicitari.
L’uomo camminava solo-spedito-con passo uguale a mille altri, lungo sentieri tracciati da strisce pedonali, al ritmo danzato dalle luci del traffico. Prendeva ascensori stipati di fantocci identici-muti-irreali, che si incontravano senza vedersi, si sfioravano senza parlarsi, vivevano senza conoscersi per un istante; poi, il campanello dell’ascensore annunciava il piano, la porta si apriva, i legami si spezzavano.
L’uomo continuò a salire, ormai solo. Raggiunse la vetta, uscì alla luce. E lì, non visto, al riparo di un’enorme amazzone seminuda che reclamizzava caffé o sigarette [ironia della sorte!], posò la sua valigetta e il suo cappello a terra e si avvicinò all’orlo del mondo, sotto di lui poco più che un formicaio brulicante.
E da lì, lontanissima e velata dalla nebbia grigia, vide la spiaggia, l’ultimo limite, invalicabile. E oltre, il mare…
l’orizzonte…
l’infinito…
il cielo, azzurro e irraggiungibile…
L’uomo si tolse la giacca, sbottonò il colletto della camicia, gettò la cravatta, arrotolò le maniche.
Respirò.
E dalle narici, inspirò un po’ di cielo, di sole. Catturò dentro di sé le nuvole. Si illuse per un attimo di volare…
Poi, con gli occhi sempre nascosti dietro lenti oscure, si ricompose e tornò nel mondo. Ripercorse gli stessi sentieri, i medesimi marciapiedi sovrappopolati. Raggiunse la sua casa, uguale a mille altre, si avvicinò alla finestra e oscurò il mondo dietro una pesante cortina di velluto rosso.
E finalmente, lasciò che dalle narici si liberassero il cielo, i caldi raggi e le morbide nuvole. Espirò l’immensità del mare e l’infinito dell’orizzonte e l’ammirò per un istante, prima di abbandonarsi al sonno, nel segreto della sua stanza.
Anche questo giorno era ormai concluso.
Anche oggi il mondo non aveva avuto la sua anima.










